Intervista | Renata de Santis (scrittrice)

Una Sensibilità tra Lettere e Natura

Ciao! Mi chiamo Andrew, e sarò il conduttore di questa intervista! 

Oggi diamo il benvenuto ad una nuova ospite!
Siamo felicissimi di poterla accogliere nel nostro Salotto degli Artisti

Ma lasciamo che si presenti e ci racconti la sua storia…

Chi sei e da dove vieni?

Ciao! Innanzitutto: grazie mille per questa iniziativa, sono molto felice di poter partecipare.

Mi chiamo Renata de Santis, ho ventidue anni e sono nata a Napoli, ma sono cresciuta a Campobasso e ora vivo in Abruzzo. Insomma, una bella triade.

Quando hai iniziato a scrivere? E come nasce la tua passione?
Ti sei ispirata a qualcuno?

Ho iniziato a scrivere più o meno durante il periodo delle scuole Medie, quindi circa dieci anni fa.

Non è stato affatto un bel periodo e la scrittura mi ha aiutata molto, anche se me ne sono accorta dopo.

Ricordo di aver cominciato con una storia su un attore della serie tv “Braccialetti Rossi”, che all’epoca seguivo e amavo tanto. Per parecchi anni sono andata avanti a scrivere fanfiction sempre più strutturate, fino a quando uno dei miei fratelli – anche lui scrittore – ha iniziato a consigliarmi di creare un mondo completamente mio, con personaggi inediti.

All’inizio non credevo che ce l’avrei fatta, ma il suo supporto e i suoi insegnamenti sono stati di vitale importanza. Lo ammiro molto e di sicuro è la persona che più mi ha ispirata (e continua a farlo) nell’ambito della scrittura.

La tua arte è anche il tuo lavoro, oppure svolgi parallelamente un altro impiego? Se sì, come concili queste vite parallele?

Ah, quanto mi piacerebbe! Ma no: la scrittura attualmente non rappresenta la mia
unica occupazione, se così possiamo dire.

Frequento l’università, per la precisione la facoltà di Scienze per la natura e l’ambiente; argomenti che, per quanto diversi, sono intrinsecamente legati alla mia scrittura.

La natura è una continua fonte d’ispirazione e molte delle mie storie non sarebbero esistite senza gli studi di Scienze naturali.

Non posso nascondere che conciliare scrittura e studio non sia molto semplice, soprattutto perché alcune volte mi prende quella voglia matta di scrivere e, magari, sono nel bel mezzo dello studio per il prossimo esame.

Perciò, cerco di dividere le giornate: la mattina studio (perché ho la mente più attenta) e il pomeriggio scrivo.

Il sabato, invece, lo dedico totalmente alla scrittura e, dopo aver sostenuto un esame, mi prendo un paio di settimane in cui scrivo la mattina e studio il pomeriggio; un po’ come se fosse un premio.

Cosa racconta l’opera di cui ci parli oggi?
E perché hai deciso di realizzarla?

Spero di non essere l’unica ad andare in crisi quando si sente rivolgere domande sulle proprie opere!

Allora, vediamo un po’…
Càmidis e la Casta dei Protettori è il primo libro fantasy young-adult della dilogia con la quale ho esordito con La Ruota Edizioni.

Intessuta tra le sue pagine troviamo la tematica della libertà, declinata
nell’autodeterminazione, nella libertà dai giudizi della società e da quelli che noi stessi ci portiamo dentro.

È una storia con tematica LGBT+, rappresentazione di persone con disabilità e di diverse etnie. Ad accompagnarci attraverso la storia sarà soprattutto Lena, che da tre anni ha perso il nonno al quale era molto affezionata e ancora non riesce a metabolizzare del tutto il lutto.

La sua vita tra le strade di Napoli, guardata a vista dal Vesuvio, scorre monotona fino a quando l’incontro con cinque giovani ragazzi non la porterà su un’isola, Càmidis, parte di un arcipelago che funge da rifugio per creature che Lena credeva esistessero solo nelle fiabe.

Lì, scoprirà che dei maghi sono stati rapiti da una setta di umani e che lei potrebbe essere l’unica disposta ad aiutarli.

È una domanda alla quale ho pensato spesso, questa del perché abbia deciso di
realizzare Càmidis.

Credo di averne semplicemente sentito il bisogno, il desiderio di creare un mondo in parte nuovo, tanto diverso dal nostro sotto certi aspetti, ma simile sotto altri. 

Desideravo che tutte le persone potessero sentirsi a casa, rappresentate, viste. Forse, avevo anche bisogno che la scrittura curasse alcune ferite rimaste aperte.

Rendendo note le tue opere quale è stata la risposta del tuo pubblico, e quali esperienze ne hai tratto? Cambieresti qualcosa, a posteriori?

Devo dire che non è stato facile e, tutt’ora, non lo è.

Quello dei libri fantasy è un mercato molto vasto e anche solo riuscire a emergere è difficile. Sono una persona insicura, perciò la carenza di riscontri mi fa sempre un po’ tremare, dà forza a quella vocina che mi ripete costantemente di non essere abbastanza brava.

Però continuo a lavorarci, a impegnarmi e, soprattutto, a scrivere.

I riscontri che ho avuto sono preziosi per migliorare, per rendere Càmidis una storia che valga sempre di più la pena leggere.

Di cose da cambiare credo che ne troverei sempre, ma in parte riconosco che si
tratta di una mia tendenza a ricercare la perfezione.

Stiamo parlando di qualcosa di irraggiungibile, però, no?
E forse nemmeno di così entusiasmante come potrebbe sembrare, quindi devo farci pace.

Quali sensazioni hai provato “prima e dopo”, dal tuo primissimo annuncio al pubblico? Quanto influiscono le aspettative sui risultati?

Wow, questa è difficile.
Credo di aver provato una gamma di emozioni sconfinata.

La gioia e l’euforia erano ai massimi storici, non potevo credere di essere sul punto di realizzare uno dei miei più grandi sogni. Dopo la pubblicazione si sono fatte sentire più forti le paure e le insicurezze, ma cerco di tenere a mente che si tratta di un bel traguardo e che si può sempre migliorare.

Quale riscontro hai ricevuto dai tuoi amici, parenti e conoscenti?
Hai regalato loro delle copie? Ti hanno supportato comprandole?

I miei genitori, i miei fratelli e mia sorella mi hanno sempre supportata molto e sono stati i primi ad acquistare Càmidis.

Poi si sono uniti tutti gli zii, le zie e i cugini; come potrete immaginare, la famiglia è bella numerosa.

Mio fratello mi aveva già spianato la strada, quindi sapevano quanto fosse importante sostenere chi scrive acquistando il suo libro. Di copie regalate, ovviamente, ce ne sono state, ma vedere questa cura mi ha resa molto contenta.

Come hai trovato, e su quali basi hai scelto, il tuo canale di vendita?

La scelta dell’editore è una delle più complesse.

Poiché al tempo non ero molto coinvolta nella community online di scrittori, ho cercato nomi di editori nelle librerie e poi sono andata a informarmi sui loro siti.

Fare attenzione al catalogo e allo stile di comunicazione delle Case Editrici è fondamentale per poter trovare quelle che meglio si adattano a noi e al nostro libro.

Conosci il concetto di Burnout emotivo?
Come si supera lo
sconforto di non essere ricercati, quando gli sforzi sembrano non essere ripagati o le vendite non decollano?

Ah, il burnout emotivo, un caro vecchio amico, direi.

Lo conosco bene e ogni tanto torna a fare visita.
Se trovate un metodo efficace per toglierlo di mezzo, fatemelo sapere!

Io cerco di ripetermi che ci vuole tempo, che tutto all’inizio è complesso.
Sono una persona impaziente, perciò non mi risulta facile tenere a mente che non si
può avere tutto subito, che alcune volte gli sforzi non vengono ripagati come
vorremmo o non vengono ripagati affatto.

Ma non è colpa nostra: noi facciamo del nostro meglio, procediamo con i mezzi che abbiamo in quella situazione e come crediamo che sia più giusto.

Ecco, una cosa che i miei genitori mi hanno ripetuto spesso durante gli anni scolastici e che mi è tornata utile anche in questo periodo è: “fai sempre del tuo meglio per poter stare in pace con te stessa, non importa il risultato”.

Certo, un brutto voto resta una delusione; così come essere bocciati a un esame è difficile da digerire, ma se sappiamo di esserci impegnati è un pochino più facile.

Questa volta, magari, non ce l’abbiamo fatta, ma chi ci dice che la prossima non andrà alla grande?

Quali consigli daresti ad Autori e Artisti emergenti, che vogliono realizzare e rendere nota la loro prima opera o pubblicazione?

Non sono certa di essere la persona giusta per dare consigli, ma ci provo.

Il primo che mi sento di dare è: non abbiate fretta.

Informatevi, studiate, se una cosa non vi convince tornateci su dieci volte e se sentite che qualcosa puzza fidatevi del vostro istinto.

Le “regole” di scrittura sono più dei consigli, dei fuochi fatui che vi indicano la strada migliore da battere; questo, ovviamente, non significa che andando fuori percorso voi non possiate trovare proprio ciò che stavate cercando o ancora di più.

Perciò: studiate tanto, ma non fossilizzatevi sulle singole regole, capite ciò che funziona di più per voi e per il vostro stile. Fate tanto esercizio, scrivete come se non ci fosse un domani e siate consapevoli delle responsabilità che comporta creare storie non più solo per voi stessi, ma anche per le altre persone.

Cosa pensi del Mercato artistico italiano contemporaneo, degli autori e artisti che ne fanno parte e del pubblico al loro seguito?

Credo sia una domanda molto complessa ma, per non ritrovarci ancora qui tra un
secolo, mi limito a dire che nel panorama editoriale di sicuro ci sono tante cose che non vanno e che dovrebbero essere modificate, partendo dal carico che viene buttato sulle spalle delle varie figure editoriali, costrette a lavorare in tempi strettissimi, fino ad arrivare all’errata convinzione che il Self Publishing non possa essere di grande qualità.

Come pensiamo di poter creare al meglio delle nostre capacità se vengono a mancare la tranquillità e il rispetto?

Cosa pensi del panorama sociale, in Italia?
Credi che l’italiano medio sia un buon conoscitore dell’arte, oppure si potrebbe fare di meglio?

Fare una stima è sempre difficile, sicuramente ci sono persone che apprezzano l’arte e altre che non ne capiscono l’importanza.

Alla fine, si tratta di mentalità e opinioni diverse, la cosa importante è che ci sia sempre il rispetto per l’opinione e le emozioni altrui.

Come giudichi la burocrazia del mondo artistico?

Per un autore le spese sostenute, le imposte applicate, le royalties, le agevolazioni economiche, e tutti gli aspetti fiscali a cui badare potrebbero essere più favorevoli?

Quello dell’artista indipendente è un mondo al quale sto cercando di approcciarmi in punta di piedi, perché intricato e pieno di sfaccettature.

Le spese sono tante, l’impegno e il tempo dedicato alla propria opera altrettanto, e di sicuro ci sono cose che andrebbero migliorate.

Mi sento di partire sempre dall’idea che si ha dell’autore indipendente, nel mio ambito. Non si tratta di persone che ripiegano sul Self, che pubblicano tanto per farlo, che non si preoccupano dei lettori che prenderanno in mano il loro libro.

C’è un enorme impegno dietro, momenti complessi e tante preoccupazioni volti a ottenere un libro che valga la pena di essere letto.

A dir la verità, non mancano gli autori che abbandonano la strada delle Case Editrici per abbracciare il Self. Questo dovrebbe dirla lunga.

Cosa pensi dell’avanzamento tecnologico?

Temi per la tutela degli artisti umani rispetto all’intelligenza artificiale?
Oppure immagini ci
possa essere una simbiosi tra questi due mondi?

L’avanzamento tecnologico è quasi sempre un bene, dal mio punto di vista.

Ma credo sia fondamentale impostare delle regole che stabiliscano un confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. L’intelligenza artificiale mancherà sempre di qualcosa che può darti sono l’artista umano, dal calore che avverti essere presente dietro ogni pennellata, alla particolare musicalità di alcune frasi scritte nei libri.

Come tante cose, anche l’intelligenza artificiale è di per sé neutra. Tutto sta nell’uso che ne si fa.

Hai in cantiere altri progetti? 

Possiamo aspettarci nuove opere? Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Di altri progetti ne ho a valanghe, non so dove mettere mano.

Di sicuro, il primo obiettivo è quello di pubblicare il secondo libro di Càmidis, che dovrebbe chiudere la dilogia, ma si sa: è anche il lettore che decide; quindi, se ci saranno i presupposti, potremmo viaggiare ancora un po’ nel mondo di Càmidis.

Inoltre, attualmente sto scrivendo un fantasy romance e progettando un dark fantasy.

Dove ti vedi, nella tua vita artistica, tra cinque anni da adesso?

Lo stai chiedendo a una perenne indecisa, ti avverto!

Be’, sicuramente mi vedo ancora a scrivere, finalmente laureata, però. Magari, a lavorare per la protezione della biodiversità, una tematica che mi sta molto a cuore.

Vorresti aggiungere ancora qualcosa, per i nostri spettatori?

Vorrei ringraziarvi per essere giunti fin qui; al contrario di me, dovete essere delle persone molto pazienti.

So che sembra una frase fatta, ma credete nei vostri sogni e impegnatevi per raggiungerli.

Non importa ciò che dicono gli altri: se ci credete, potete farcela.

Grazie per questa intervista, Renata.

Vuoi acquistare l’opera di Renata? 

Segui il Link Amazon di seguito,
e ordinala subito

Ti è piaciuta questa intervista? Fammelo sapere con un Commento!

Come dici? Vorresti partecipare anche tu?
Inoltra la tua Candidatura compilando il Modulo qui sotto, ti risponderemo al più presto!

Leave this field blank
0/1000 max characters

Ti piace questo Podcast e non puoi farne a meno?

Allora non puoi perderti le altre interviste!
Raggiungi subito la Sezione PODCAST e scoprile tutte!

Lascia un commento