Intervista | Edoardo e Arianna (scrittori)

Un romanzo a quattro mani

Ciao! Mi chiamo Andrew, e sarò il conduttore di questa intervista! 

Oggi diamo il benvenuto ad una coppia di nuovi ospiti!
Sono felicissimo di poterli accogliere nel nostro Salotto degli Artisti

Ma lasciamo che si presentino e ci raccontino le loro storie…

Chi siete e da dove venite?

Ciao! Siamo Edoardo ed Arianna, e veniamo rispettivamente da Monza (Lombardia) e da Salento (Campania).

Quando avete iniziato a scrivere? E come nasce la vostra passione?
Siete stati ispirati da qualcuno in particolare?

E: Ho cominciato a scrivere quando ero piccolino, circa a nove anni, ma ovviamente ho affinato la mia tecnica con la costanza e il passare del tempo; all’epoca aiutato anche dagli insegnanti e dai miei genitori.

La mia passione nasce dalla grande curiosità per gli universi di finzione. Fin da piccolo ho sempre cercato il modo di inserire la mia visione delle cose all’interno di essi. Andando avanti con i tempi ho cominciato a svilupparne uno tutto mio e, da allora, è stato tutto più chiaro. Come accennavo pocanzi, la principale ispirazione viene da mio padre, che mi ha sempre fatto esercitare in tal senso ed ha sempre creduto che io potessi arrivare ovunque con la mia immaginazione.

A: Ho un fratello che ha sette anni più di me; appena iniziato a comprendere il mondo che mi circondava, mentre lui svolgeva i compiti delle vacanze l’unica cosa che volevo fare era ciò che stava facendo lui! Un amico dei miei nonni – che d’estate faceva ripetizioni a mio fratello – m’insegnò a scrivere prima che andassi all’asilo, e da lì iniziai a mettere per iscritto qualsiasi cosa mi passasse per la testa.

La mia passione nasce dal bisogno di essere ascoltata. Fin da piccola, purtroppo, ho avuto a che fare con il bullismo psicologico e ho dovuto sempre difendermi per conto mio. Quando ho capito che potevo usare la scrittura per parlare anche a nome di chi, come me, non veniva difeso, l’ho fatto. Nelle cose che scrivo c’è sempre qualche argomento di attualità sul quale far riflettere il lettore.

La tua arte è anche il tuo lavoro, oppure svolgi parallelamente un altro impiego? Se sì, come concili queste vite parallele?

E: Purtroppo no, ma vorrei lo diventasse. Un giorno vorrei diventare un giornalista culturale, ma fino ad allora sono uno studente di storia all’Università degli Studi di Milano. Non definirei troppo queste due affinità come “vite parallele” dato che, essendo entrambe materie umanistiche, spesso e volentieri le due cose s’intersecano; seppure – ovviamente – in ambito universitario.

A: Ci sto provando. Sto cercando lavoro nell’ambito dell’editoria, anche se non è facile.

Cosa racconta l’opera di cui ci parlate oggi?
E come avete deciso di realizzarla?

Notte d’inverno parla di una semplice relazione tra due ragazze, che si fanno strada tra i pregiudizi e le difficoltà che, purtroppo, esistono tutt’oggi.

Abbiamo deciso di realizzarla perché dal canto di Edoardo, che ha scritto solo di mondi immaginari, poteva essere una bella sfida per mettersi in gioco con argomenti totalmente alieni rispetto ai suoi più abituali, mentre da quello di Arianna l’intento era anche dare contesto al suo precedente libro, “Amore bipolare”, in cui le due ragazze (le protagoniste di “Notte d’inverno“, ndr) compaiono.

Il messaggio principale, comunque, è che una coppia LGBT+ non è differente da una coppia eterosessuale.

Rendendo nota le vostra opera quale è stata la risposta del vostro pubblico, e quali esperienze ne avete tratto?

Cambiereste qualcosa, a posteriori?

E: Inaspettatamente la risposta del pubblico è stata DECISAMENTE positiva!
Non per il tema, sia chiaro, ma perché è stata una bella notizia per chi mi conosce, dato che tendo ad esasperare un po’ tutti con la mia passione per la scrittura.

L’esperienza che ne ho tratto, è che è davvero difficile lavorare a quattro mani, ma nonostante tutto, la soddisfazione di vedere il nostro lavoro arrivare ad una fine è stata impagabile.

No, non cambierei nulla, se non forse il mio modo di raccontare le situazioni; un modo che vorrei fosse stato meno “esterno” e più “d’immedesimazione” nella protagonista dei miei capitoli.

A: Precedentemente a “Notte d’inverno” ho pubblicato altri titoli, ma le persone a volte non comprendono bene il messaggio che lo scrittore vuole trasmettere e non avevo i mezzi giusti per condividere i miei libri all’infuori delle mie zone poiché avevo tredici anni alla mia prima pubblicazione.

Cambierei qualcosa, sì, ma alla fine senza certi riscontri non sarei la persona che sono oggi. Lavorare con Edo e vedere persone esterne al mio ambiente acquistare “Notte d’inverno”, ed apprezzarlo così tanto, è stata una soddisfazione.

Quali sensazioni avete provato “prima e dopo”, il vostro primissimo annuncio al pubblico? Quanto influiscono le aspettative sui risultati?

E: Sostanzialmente non ho provato granché oltre ad una sincera felicità per il mio traguardo; il dopo è stato tutto un’eccitazione riguardo “all’indice di gradimento” del libro, che devo dire essere stato parecchio alto.

I risultati influiscono parecchio, per me. Spesso tendo a lavorare sulla base di cosa i miei lettori proveranno nel leggerlo, cosa che, parecchie volte, è un’arma a doppio taglio.

A: Il mio primissimo annuncio pubblico fu un disastro. Pubblicai un libro su Wattpad, scritto fondamentalmente per fare un torto ad un mio conoscente; non mi aspettavo venisse successivamente pubblicato da una casa editrice.

Fu pubblicato senza un editing e con poca correzione e, ovviamente, le persone lo comprarono e lo lessero solo perché conoscevano i miei genitori; e non per l’effettivo contenuto.

Io, comunque, ero felicissima di vedere qualcosa di mio pubblicato e non mi importava molto delle aspettative degli altri. Crescendo, ho capito che ogni tanto un parere esterno – prima di pubblicare qualcosa – è sempre utile.

Quale riscontro avete ricevuto dai vostri amici, parenti e conoscenti?

Avete regalato loro delle copie? Vi hanno supportato comprandole?

E: Assolutamente positivo, non ho avuto il bisogno di regalare nulla. Mi hanno supportato tutti quanti in una maniera tale che mi si è sciolto il cuore, davvero.

A: Alcuni dei miei amici non mi hanno supportato solo comprando le copie, ma anche nel processo di scrittura!

Nei miei libri, molti personaggi sono ispirati a loro, e in “Amore Bipolare” e “Notte D’Inverno” rispettivamente l’epilogo del primo e la prefazione del secondo sono stati scritti da una persona al quale personalmente tengo tantissimo.

Come avete trovato, e su quali basi avete scelto, il vostro canale di vendita?

Abbiamo scelto Amazon Kindle Direct Publishing, per via della velocità della piattaforma e, soprattutto, della possibilità di poter gestire direttamente noi le vendite e le modalità con cui si potevano vendere i libri.

Conoscete il concetto di Burnout emotivo?

Come si supera lo sconforto di non essere ricercati, quando gli sforzi sembrano non essere ripagati o le vendite non decollano?

E: Se il Burnout emotivo fosse una persona, probabilmente vivrebbe con me tutto il giorno, tutti i giorni.

Scherzi a parte, sono una persona che tiene parecchio ai propri risultati, ma soprattutto che vuole fare le cose per bene, forse anche fin troppo. Mi sono trovato più volte a bloccarmi del tutto su ciò che scrivo, talvolta anche per mesi e non solo nello scrivere.

Lo sconforto del non essere “ricercati” può sovvenire sempre sul lungo andare, ma onestamente trovo che le vendite non siano il fulcro su cui concentrarsi su quando si lavora, quanto la soddisfazione di essere più consapevoli dei propri traguardi “del giorno prima”.

Certo, non farebbe schifo fare soldi con i libri vita natural durante, ma trovo che a
volte ci si concentri davvero troppo su quello che guadagniamo in senso fisico, più che in senso astratto.

A: Non ho mai affrontato un Burnout emotivo; forse perché sono una persona tendenzialmente pigra, perciò non faccio mai tante cose in una volta rischiando di bloccarmi, piuttosto ci metto di più ma le faccio con calma.

È certamente sconfortante pubblicare qualcosa dopo tanto lavoro e poi vedere le vendite ferme, ma come ho sempre detto ai miei genitori voglio che i miei libri arrivino alle persone davvero interessate, e non a gente che magari lo compra solo perché conosce la mia famiglia e poi non lo legge nemmeno.

Quali consigli dareste ad Autori e Artisti emergenti, che vogliono realizzare e rendere nota la loro prima opera, o pubblicazione?

E: Non fatevi fermare da niente, ciò che create è unico. Lottate sempre per difendere il vostro lavoro dai giudizi superficiali. E informatevi bene su come gestire la pubblicazione.

A: Cercate dei Beta-Reader! Chiedete a qualcuno di cui vi fidate di leggere il vostro testo per segnalarvi eventuali buchi di trama o errori.

Non serve per forza qualcuno di esperto, ma qualcuno che possa impersonare un vostro futuro lettore. Non andate di fretta solo perché volete pubblicare; prendetevi il vostro tempo per rivedere tutto e presentarlo al meglio.

Io non l’ho fatto con le mie prime pubblicazioni, e ora me ne pento.

Cosa ne pensate del Mercato artistico italiano contemporaneo, degli autori e artisti che ne fanno parte e del pubblico al loro seguito?

E: Che, come tutto, questo Mercato abbia alti e bassi. Ci sono lati belli e brutti in qualsiasi cosa. Il pubblico, invece, è eterogeneo, ed è difficile dare un parere complessivo, anche perché si parla di talmente tante persone che sarebbe come cercare un ago in un pagliaio.

A: Purtroppo gli artisti emergenti, in qualsiasi ambito, non sono abbastanza valorizzati a meno che non abbiano già un vasto pubblico sui social.

Cosa ne pensate del panorama sociale, in Italia?

Credete che l’italiano medio sia un buon conoscitore dell’arte, oppure si potrebbe fare di meglio?

E: Dipende. Purtroppo non tutti hanno la possibilità di acculturarsi al pari di altri; non per colpa loro.

Si potrebbe comunque fare di meglio, soprattutto da parte di “chi sta in alto“.

A: Come ha detto Edo, dipende. Conosco persone che hanno una grande conoscenza dell’arte anche senza aver avuto la possibilità di studiare, e altri che magari sono illustri avvocati che criticano l’arte creata dai giovani senza nemmeno informarsi.

Come giudicate la burocrazia del mondo artistico?

Per un autore le spese sostenute, le imposte applicate, le royalties, le agevolazioni economiche, e tutti gli aspetti fiscali a cui badare potrebbero essere più favorevoli?

E: Sì, decisamente sì. La burocrazia penso andrebbe smussata e, soprattutto, resa più agevole. È facile perdersi in un fitto bosco di regole e leggi.

A: Concordo con Edo, non ho nulla da aggiungere.

Cosa ne pensate dell’avanzamento tecnologico?

Temete per la tutela degli artisti umani rispetto all’intelligenza artificiale? Oppure immaginate ci possa essere una simbiosi tra questi due mondi?

E: Dunque, è un argomento un po’ spinoso. Io penso che l’intelligenza artificiale sia uno strumento, e come tale, esistono persone che lo usano bene e lo usano male.

Di base tendo a non schierarmi da nessuna parte quando ne si parla, ma penso che ad un certo punto dovremmo tutelarne l’uso con regole apposite. 

A: L’intelligenza artificiale è utile in molti ambiti ma, onestamente, usarla per lucrarci sopra, mettendo da parte gli artisti che – da anni – studiano e si impegnano per fare quello che fanno, mi sembra davvero pessimo.

Avete in cantiere altri progetti? 

Possiamo aspettarci nuove opere? Quali sono i vostri obiettivi futuri?

E: Vedrete! Tempo al tempo!

A: Al momento ho mandato un nuovo manoscritto ad una Editor, successivamente vedrò se mandarlo ad una Casa Editrice che ho adocchiato; oppure pubblicarlo nuovamente in self-publishing.

Dove vi vedete, nella vostra vita artistica, tra cinque anni da adesso?

E: Onestamente? Non ne ho idea. Penso che andrò avanti con la mia passione, come ho fatto in passato, come faccio ora e come farò!

A: Spero di aver trovato lavoro nell’Editoria. Intanto, almeno un altro libro sicuramente uscirà!

Vorresti aggiungere ancora qualcosa, per i nostri spettatori?

E: Non vergognatevi di ciò che fate, anzi, portate ogni cosa sempre avanti. Tutti quanti possiamo dare vita a mondi meravigliosi, ognuno di noi.

A: Ascoltate le critiche costruttive, ignorate quelle distruttive e siate gentili, sempre.

Grazie per questa intervista. Grazie Edoardo, grazie Arianna.

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