Intervista | Matteo Gentili (scrittore)

Uno Scrittore Meccatronico

Ciao! Mi chiamo Andrew, e sarò il conduttore di questa intervista! 

Oggi diamo il benvenuto ad un nuovo ospite! Siamo felicissimi di poterlo accogliere nel nostro Salotto degli Artisti

Ma lasciamo che si presenti e ci racconti la sua storia…

Chi sei, e da dove vieni?

Salve e intanto grazie per l’intervista!

Mi chiamo Matteo Gentili e vengo da Foligno un paesino in provincia di Perugia, Umbria.

Sono un ragazzo di 33 anni, nato nel ’90 e curatore del profilo Instagram @matteogentiliwriter, dove ho inventato il “Gioco Poetico”.

Quando hai iniziato a scrivere, e come nasce la tua passione?

Ti sei ispirato a qualcuno?

Ho iniziato a scrivere poesie all’età di 15 anni. È stato per un bisogno interiore di evasione e di rispetto per me stesso.

Ero vittima di bullismo a scuola e ho trovato nella scrittura una valida alleata. Ho riversato nella poesia tutte le mie frustrazioni e grazie a essa sono riuscito ad andare avanti.

Non mi sono ispirato a nessuno in particolare nel campo della poesia; ho lasciato che il flusso dei miei pensieri scorresse libero.

Chi mi ha ispirato è stato uno dei miei migliori amici, un fratello per me, si chiama Simone e scriveva testi rap.

Ecco, lui è stato per me fonte di ispirazione.

La tua arte è anche il tuo lavoro, oppure svolgi parallelamente un altro impiego? Se sì, come concili queste vite parallele?

Nella vita di tutti i giorni sono socio di una ditta di meccatronici. 

Siamo cinque soci e gestiamo un’officina in cui ripariamo auto di qualunque marchio.

Cerco di conciliare le mie due vite grazie ai ritagli di tempo che riesco a crearmi. Spesso è difficile e mi prendo lunghe pause dalla scrittura, ma quando torno la fantasia esplode come un vulcano.

Cosa racconta l’opera di cui ci parli oggi?

E perché hai deciso di realizzarla?

L’opera di cui parlo oggi è il mio libro “I sogni di chi non sa parlare”. 

È un romanzo che racconta di una bambina nata senza la capacità di emettere suoni e della sfida quotidiana sua e dei suoi genitori. 
È una storia emozionante e imprevedibile. 

L’ho voluta realizzare perché una volta avuta l’idea era impossibile, per me, non continuare a scrivere.

Rendendo note le tue opere quale è stata la risposta del tuo pubblico, e quali esperienze ne hai tratto?

Cambieresti qualcosa, a posteriori?

La prima reazione è stata curiosità, essendo un romanzo particolare e trattando temi delicati; avevo timore e percezione di un possibile rischio.

Le persone hanno apprezzato il mio romanzo, anche se non ha venduto tantissimo.

Rifarei probabilmente qualunque cosa, forse un editing più accurato all’inizio, senza la fretta di voler pubblicare.

Quali sensazioni hai provato “prima e dopo”, dal tuo primissimo annuncio al pubblico?

Quanto influiscono le aspettative sui risultati?

Le sensazioni sono state positive, ho visto curiosità e voglia di scoprire il
contenuto.

Le aspettative sono quasi tutto, spesso un’aspettativa esagerata porta a risultati negativi.

Credo serva il giusto mix: aspettarsi qualcosa senza che questo influisca eccessivamente nella valutazione finale.

Quale riscontro hai ricevuto dai tuoi amici, parenti e conoscenti?
Hai regalato loro delle copie?

Ti hanno supportato comprandole?

È piaciuto praticamente a tutti, tra amici e parenti.

Preferisco quasi sempre regalare le copie, perché credo che, essendo io un emergente, chiedere soldi ad amici e parenti sia sempre un gesto un po’ “brusco”.

Spesso, però, sono stati loro stessi a volerlo acquistare.

Come hai trovato, e su quali basi hai scelto, il tuo canale di vendita?

Inizialmente ho pubblicato in self (self-publishing, ndr.).

Poi, dopo la decisione di dare una piccola svolta, ho mandato e-mail a piccole Case Editrici.

La prima che mi ha colpito è stata LFA publishing e ho deciso di accettare la loro offerta.

Conosci il concetto di Burnout emotivo?

Come si supera lo sconforto di non essere ricercati, quando gli sforzi sembrano non essere ripagati o le vendite non decollano?

Credo si superi creandosi una piccola bolla di consapevolezza.

Le soluzioni possono essere molte, ma spesso non si è ricercati perché non si lavora abbastanza.

Quali consigli daresti ad Autori e Artisti emergenti, che vogliono realizzare e rendere nota la loro prima opera o pubblicazione?

Di credere nei propri sogni e lottare per essi.

Vuoi scrivere un libro? Fallo.

Questo però ti esporrà a giudizi, in quel caso devi essere pronto ad accettare critiche e consigli.

Cosa pensi del Mercato artistico italiano contemporaneo, degli autori e artisti che ne fanno parte e del pubblico al loro seguito?

Credo che si legga sempre troppo poco, credo che ci siano autori di livello altissimo che però non riescono a sfondare a dispetto di altri influencer.

Questo, però, è il mercato italiano e l’unica cosa da fare è combatterlo con sempre più libri e sempre più autori. Cercando di invogliare le persone a leggere.

Cosa pensi del panorama sociale, in Italia?

Credi che l’italiano medio sia un buon conoscitore dell’arte, oppure si potrebbe fare di meglio?

Credo che l’italiano medio sia in un momento di profonda crisi culturale. 

Ora si cerca la bellezza nell’immediato, nella velocità di un video o cose così.

Non c’è più capacità di emozionarsi per l’arte , perché l’arte richiede attenzione.

Come giudichi la burocrazia del mondo artistico?

Per un autore le spese sostenute, le imposte applicate, le royalties, le agevolazioni economiche, e tutti gli aspetti fiscali a cui badare potrebbero essere più favorevoli?

Tutto è migliorabile.

Alcune Case Editrici hanno richieste esorbitanti a fronte di royalties bassissime.

In questo aiuta il self (Self-Publishing, ndr.), che ha spese molto basse e ottime royalties.

Aiuterebbe anche (e molto) se la gente tornasse a leggere.

Cosa pensi dell’avanzamento tecnologico?

Temi per la tutela degli artisti umani rispetto all’intelligenza artificiale?

Oppure immagini ci possa essere una simbiosi tra questi due mondi?

In questo momento l’essere umano ha bisogno di immediatezza, l’intelligenza artificiale garantisce questa immediatezza a dispetto di una coerenza e di aspetti soggettivi.

Credo che torneremo ad apprezzare la bellezza emotiva, cosa che un computer non può fare.

La tecnologia, però, darà una grande mano. Secondo me le due cose dovranno essere in simbiosi per forza.

Hai in cantiere altri progetti? 

Possiamo aspettarci nuove opere? Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Attualmente non ho intenzione di scrivere altri romanzi, mi sto dedicando alle poesie che mi vengono richieste, e a quelle che mi vengono tramite ispirazione.

Il mio obiettivo è far conoscere un po’ di più il mio “Gioco Poetico”.  

Dove ti vedi, nella tua vita artistica, tra cinque anni da adesso?

Mi vedo con un bel po’ di poesie scritte in più, con più persone che mi seguono e che mi chiedono poesie.

Mi vedo molto migliorato nella fase artistica. Almeno spero.

Vorresti aggiungere ancora qualcosa, per i nostri spettatori?

Vorrei aggiungere un consiglio: leggete, sognate, vivete.

Perché spesso ci concentriamo nelle cose poco importanti, dimenticandoci di vivere.

Grazie per questa intervista, Matteo.

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