Intervista | Andrea Villani (musicista)

Un Batterista d’altri tempi

Ciao! Mi chiamo Andrew, e sarò il conduttore di questa intervista! 

Oggi diamo il benvenuto ad un nuovo ospite! Siamo felicissimi di poterlo accogliere nel nostro Salotto degli Artisti

Ma lasciamo che si presenti e ci racconti la sua storia…

Chi sei, e da dove vieni?

Ciao, mi chiamo Andrea Villani.

Sono un giovane batterista di origine campana, precisamente di Gesualdo in provincia di Avellino.

Quando hai iniziato a suonare, e come nasce la tua passione?

Ti sei ispirato a qualcuno?

Dall’età di 6 anni; ho iniziato suonando le pentole della cucina e successivamente i miei genitori, visto che la cosa si ripeteva sempre più spesso, hanno deciso di iscrivermi alla scuola di musica Cfm Sonoria, nella quale ho studiato con il Maestro Pasquale Renna per 11 anni.

La tua arte è anche il tuo lavoro, oppure svolgi parallelamente un altro impiego?

È sia la mia più grande passione sia il mio lavoro.

Cosa raccontano i contenuti che pubblichi e diffondi? E qual è la finalità del tuo attivismo artistico?

Parlaci dei tuoi Progetti.

Sviluppo contenuti didattici e musicali per mostrare la mia arte cercando di trasmettere la mia passione per lo strumento.

Non dispongo di mie composizioni, ma nel 2021 ho preso parte alla registrazione del disco Music for Peace dove ho collaborato con artisti di diverse nazionalità, alcuni anche di fama internazionale come Luca AquinoCarmine IoannaŽeljka Milošević.

Rendendo nota la tua arte, quale è stata la risposta del tuo pubblico, e quali esperienze ne hai tratto?

Cambieresti qualcosa, a posteriori?

Penso, e spero, che chi mi segue da quando ho iniziato il mio percorso musicale apprezzi quello che faccio, recependo quello che trasmetto.

Si fanno degli errori come tutti gli esseri umani, ma se potessi tornare indietro non cambierei niente, perché è grazie a quegli errori che ho appreso molto.

Quale riscontro hai ricevuto dai tuoi amici, parenti e conoscenti?

Il supporto delle persone a noi più care è importante, ed io fortunatamente riesco a sentirlo sia dagli amici sia dai parenti.

Come hai trovato, e su quali basi hai scelto, il tuo canale di vendita o promozione dei tuoi contenuti?

Mi sono bastati i Social; condivido, infatti, su Instagram e Facebook i miei lavori musicali, sia quelli provenienti dagli eventi in Live sia quelli registrati in Studio.

Conosci il concetto di Burnout emotivo? Come si supera lo sconforto di non vedere “ricercati” i propri contenuti sul Mercato?

Credo che quando questo accade non bisogna abbattersi, ma bisogna continuare a battere il ferro; se sai di star dando il massimo di te stesso – nonostante sembri che non accada ciò che speravi – aspetta, è solo questione di tempo.

Nel frattempo continua ad impegnarti, e persegui nella ricerca di nuovi stimoli musicali.

Come stimolo intendo aprirsi al maggior numero di conoscenze umane possibili, e conoscere sempre più persone, soprattutto dal ramo dei musicisti, e instaurare un rapporto umano con ognuno di loro.

Il pensiero musicale diverso, dell’altro, può essere uno stimolo a vedere le cose in maniera differente, oppure in un modo che non avresti mai pensato e questo ti fa crescere tanto; lo so perché l’ho sperimentato su me stesso. 

Così facendo, aumenterai le probabilità che a qualcuno piaccia la tua arte e – di conseguenza – la sensazione di non piacere a nessuno con il tempo andrà svanendo.

Quali consigli daresti ad autori e artisti emergenti, che vogliono realizzare e rendere nota la loro arte?

Oggi i Social sono una grande vetrina se usati correttamente.

Consiglierei di condividere la propria arte attraverso questi, cosicché si possano raggiungere più persone.

Cosa pensi del mercato artistico italiano contemporaneo, degli autori e artisti che ne fanno parte e del pubblico al loro seguito?

Il mercato artistico italiano musicale ormai si è appiattito.

Chi primeggia le classifiche sono perlopiù artisti uguali fra loro per lo scarso contenuto musicale e testuale; eppure, tutto ciò suscita, purtroppo, molto interesse nella più grande categoria di consumatori, ovvero le nuove generazioni.

Bisogna accettarlo, sarà il futuro che ci aspetta; io resto fedele alla vera musica di una volta, quella con un significato musicale e testuale profondo, che ti emoziona quando l’ascolti.

Giusto per farti qualche nome: Lucio Dalla, Pino Daniele, Lucio Battisti, tutti artisti con uno spessore musicale che non vedremo più nella storia della musica italiana.

E cosa pensi del panorama sociale in Italia?

Credi che “l’italiano medio” sia un buon conoscitore dell’arte, oppure si potrebbe fare di meglio?

Si potrebbe fare molto di meglio.

Penso che l’italiano medio attuale sappia poco dei personaggi che hanno fatto la storia della musica italiana e mondiale, ignorando il fatto che quello che ascoltano oggi ha un’influenza musicale del passato – presa dai grandi artisti che ne hanno realmente tracciato il percorso artistico.

Come giudichi la burocrazia del mondo artistico?

Per un artista le spese sostenute, le imposte applicate, le royalties, le agevolazioni economiche, e gli aspetti fiscali a cui badare potrebbero essere più favorevoli?

Oggi credere che sviluppare un Singolo e pubblicarlo sulle piattaforme di streaming musicale possa portare ad un guadagno economico è un’illusione.

Chi lo fa spera di rendere pubblica la sua opera, e non per guadagnare; considerando che le piattaforme pagano una miseria all’artista.

E’ solo una vetrina dove tu investi per apparire e aumentare il tuo pubblico, ma dove solo pochi potranno trarne un guadagno economico dignitoso.

Cosa pensi dell’avanzamento tecnologico? Temi per la tutela degli artisti umani rispetto all’intelligenza artificiale?

Oppure immagini ci possa essere una simbiosi tra questi due mondi?

La tecnologia ha permesso alla musica di evolversi facilitando molte cose.

Oggi, gli artisti più seguiti non hanno l’idea, o la predisposizione, di cosa significhi andare a registrare, né in live né in studio; è tutto fatto al computer perché, ahimè, il risultato sonoro risulta migliore e costa di meno.

Poi, invece, ci sono artisti che in studio sfruttano solo l’intelligenza artificiale (simulando la parte strumentale), apparendo in Live con la propria band: questo è da apprezzare, considerato che molti – anche in live – cantano senza band, e solamente con una base in sottofondo.

Penso che l’intelligenza artificiale sia un mezzo che vada utilizzato come arricchimento per ciò che fai, ma senza mai prevalere sul
musicista; questo oggi sconosciuto.

Gianni Morandi ha fatto un tour bellissimo quest’anno, con musicisti pazzeschi che utilizzavano dei suoni elettronici su dei brani anche datati per creare una sonorità diversa. Ecco! Questo è un corretto utilizzo sul come integrare l’AI senza farla prevalere sull’artista.

Perché fortunatamente in Italia di musicisti bravi ne abbiamo tanti. Senza parlare dell’autotune, la scorciatoia dei cantanti moderni per sembrare intonati; a me sembrano più dei robot con quella voce.

Hai in cantiere altri progetti? Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro?

E dove ti vedi tra cinque anni da ora?

Attualmente sto coltivando i miei progetti musicali – personali – parallelamente al percorso universitario del Conservatorio di Benevento, dove sono alunno del corso di Batteria e Percussioni Popular.

Tra cinque anni… boh, lo scopriremo solo vivendo!

Vorresti aggiungere ancora qualcosa, per i nostri spettatori?

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Grazie per questa intervista, Andrea.

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